Leggende dell’isola d’Elba: il Mago Chiò, un precursore del roofing?

leggende dell’isola d’Elba: Mago Chiò

Chi è nato a Portoferraio ha sentito il suo nome almeno una volta. Anche ai più giovani non sarà sfuggito. Oggi forse sarebbe chiamato senzatetto o clochard. All’epoca lo chiamavano allocco, anche se a volte egli epiteti che riceveva Mago Chiò non erano propriamente lusinghieri.

Era un tipo né grasso né magro, dinoccolato, con braccia lunghe e gambe forti. La sua fissazione era diventare famoso, oppure era soltanto un tipo molto stravagante. Fatto sta che aveva l’abitudine di arrampicarsi sulle mura di fari, fortezze e manieri. E scriveva il suo nome a lettere cubitali sulle mura appena scalate.

Visto così, potrebbe essere considerato una sorta di precursore del roofing (la moda di arrampicarsi in cima agli edifici e scattarsi foto). In realtà, il nostro Mago Chiò era soltanto un buon rubagalline. Viveva di piccoli furtarelli nelle campagne che circondavano Portoferraio: qualche uovo, un po’ di verdura, magari un grappolo d’uva. Insomma, cose del genere.

E i contadini di Portoferraio lo lasciavano fare. Anche perché Mago Chiò aveva l’abitudine, prima di rubacchiare, di annunciarsi dando fiato a una vecchia tromba, da cui è nata la sua leggenda. Probabilmente i contadini, sentendo il suono della tromba, gli facevano trovare a portata di mano qualcosa da mangiare che lui potesse “sgraffignare” più agevolmente.

 

Fonte immagine: Flickr.com/photos/madncrazy

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